La scelta di un’impastatrice professionale parte dai numeri, ma non si esaurisce nella capacità massima della vasca. Quantità lavorate, frequenza degli impasti, idratazione, varietà delle ricette e organizzazione del turno incidono direttamente sul modello più adatto.
Le impastatrici Domino coprono esigenze produttive differenti, dai piccoli lotti alle produzioni più consistenti. Per scegliere correttamente è quindi utile partire dal lavoro reale del laboratorio, evitando sia una macchina sottodimensionata sia una capacità molto superiore a quella effettivamente necessaria.
Quanto impasto deve gestire la macchina?
Il primo parametro è la quantità lavorata per singolo ciclo.
La nuova gamma TUFF EVO comprende modelli con capacità di impasto che vanno da un minimo di 2 kg sui modelli più piccoli fino a un massimo di 155 kg sulla TUFF EVO 160. La capacità minima cambia nei modelli di maggiore dimensione: da 5 kg per TUFF EVO 95 e 110 e da 10 kg per TUFF EVO 130 e 160.
Questo dato è importante quanto la capacità massima: un laboratorio che alterna grandi produzioni e piccoli lotti, per esempio, deve verificare che l’intervallo di lavoro della macchina sia coerente con entrambe le esigenze. Anche il numero dei cicli conta: se gran parte della produzione deve essere completata in poche ore, una maggiore capacità può ridurre il numero di impasti consecutivi e lasciare più margine nell’organizzazione del turno.
TUFF EVO: configurazioni diverse per esigenze diverse
TUFF EVO è disponibile nelle versioni M, 2T, INV e HYDRO: la differenza non riguarda soltanto il sistema di controllo.
Il modello M lavora con 2 velocità, mentre il 2T aggiunge due timer digitali. La versione INV dispone di 10 velocità variabili tramite inverter. TUFF EVO HYDRO aggiunge il controllo indipendente della velocità di braccia e vasca, 10 velocità variabili e comando touchscreen.
Sul modello HYDRO, indicato per impasti con idratazione fino al 120%, proprio la regolazione separata di braccia e vasca permette di modificare il movimento dei due componenti in funzione della lavorazione
Qui la scelta dipende dal tipo di produzione: un laboratorio con lavorazioni abbastanza uniformi può avere necessità diverse rispetto a uno che alterna frequentemente ricette, consistenze e livelli di idratazione.
Impastatrici Domino: le caratteristiche che incidono sul lavoro quotidiano
Quando si confrontano le impastatrici Domino, è importante considerare anche agli elementi che intervengono direttamente nell’uso della macchina.
TUFF EVO adotta una vasca fissa in acciaio inox e bracci impastatori in acciaio inox. Tra le configurazioni e gli optional disponibili figurano illuminazione LED della vasca, funzione Easy-Up per arrestare i bracci in posizione alta e agevolare l’estrazione dell’impasto, sensore di temperatura e, sulla versione HYDRO, carico automatico dell’acqua con conta litri integrato. Sono previste anche configurazioni con comandi frontali e predisposizione alla connessione 4.0.
Non tutte queste caratteristiche sono necessarie in ogni laboratorio: il loro valore dipende da come viene organizzato il processo e da quali operazioni vengono ripetute con maggiore frequenza.
Quale impastatrice Domino scegliere?
Prima di definire il modello, è necessario avere chiari questi dati:
- quantità minima, media e massima per impasto;
- numero di cicli giornalieri;
- tipologie di impasto più frequenti;
- livelli di idratazione abituali;
- eventuali picchi stagionali;
- spazio disponibile e organizzazione del reparto.
Solo a quel punto capacità, velocità e configurazione della macchina possono essere confrontate in maniera oggettiva.
La gamma TUFF EVO offre capacità e sistemi di controllo differenti proprio perché un panificio, una pasticceria o una pizzeria possono avere esigenze produttive molto diverse. Il modello corretto è quello che si inserisce nel processo reale senza creare limiti nelle giornate più intense e senza risultare eccessivo nel lavoro ordinario.
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